La Luna piena non serve solo a disturbare gli astrofotografi o a risvegliare improbabili creature notturne, ma può essere utile… per testare la propria vista.

Ne è una prova la lista elaborata da W. Pickering, astronomo del secolo scorso, più noto per una scala del seeing usata ancora oggi ma che diede importanti contributi all’astronomia, soprattutto lunare. Alcune sue affermazioni

Un piccolo rifrattore è utile soprattutto per lo studio delle stelle variabili.

o pretese come quelle di aver osservato vegetali sulla Luna sono discutibili, mentre altre intuizioni sono illuminanti

Uno strumento più grande, che mostra gli stessi dettagli planetari di uno più piccolo in certe condizioni di seeing, risolverà comunque doppie più strette.

Pickering elencò 12 zone lunari da osservare ad occhio nudo, di difficoltà via via crescente (v. immagine in calce). Chi riesce a vedere la 6a o 7a ha una buona vista, addirittura ottima se si arriva alla 9a o 10a. Gli ultimi gradini costituiscono dichiaratamente una provocazione, infatti Pickering afferma che il dodicesimo è verosimilmente impossibile per tutti, e chi si ferma, si fa per dire, al penultimo può vantarsi di avere capacità visive eccellenti.

Ecco cosa dice Pickering al riguardo:

…] i dettagli più fini si vedono quando la Luna non è molto sopra l’orizzonte ed è dunque meno abbagliante, e quando la posizione dell’osservatore non è molto costipata. […]

La visibilità relativa di questi oggetti varia con la vicinanza al terminatore. Dunque è meglio, in generale, osservare con la Luna piena.

E’ stato necessario selezionare oggetti abbastanza lontani dal lembo per non risentire degli effetti della librazione. E’ consigliabile avere un binocolo (lett. “opera glass”) e una mappa lunare per sapere cosa aspettarsi di vedere. […]

Il Sinus Medii appare come una stretta linea che corre da Est a Ovest, situata ad Ovest di una macchia molto scura. La regione di Sacrobosco appare come un’area debolmente ombreggiata del diametro all’incirca del Mare Crisium. La regione di Huygens è una macchia scura a Nord-Est degli Appennini. Sapendo che era lì, sono riuscito a vederla subito, ma non l’avrei scoperta altrimenti. I Riphaeus Montes sono difficili, ed è dubbio che si possa vederli ad occhio nudo. I primi 10 oggetti dovrebbero tuttavia essere alla portata di un’ottima vista.

Probabilmente la notte fonda (quando l’occhio è abbagliato dalla luce lunare) e il giorno pieno (quando all’inverso i contrasti sono troppo tenui) non sono ottimali, e vanno ricercate condizioni intermedie intorno ai crepuscoli. Il seeing non ha naturalmente nessuna importanza, diversamente dalla trasparenza atmosferica. Non è chiarissimo di quali zone Pickering parli in un paio di punti (ad es. il decimo), dove ho dato la localizzazione che mi sembra più probabile. Non è un gran problema visto che si tratta comunque di zone molto difficili, alla portata di ben pochi osservatori.

Personalmente sono arrivato dopo molte prove “solo” al settimo o forse ottavo gradino, e poiché ho una vista superiore alla media, la mia idea (che non vuole essere irriguardosa) è che Pickering abbia forse compilato il suo test un po’ frettolosamente, binocolo alla mano.

Ecco di seguito la lista originale… e buona fortuna!

1. Raggiera chiara intorno a Copernico

2. Mare Nectaris

3. Mare Humorum

4. Zona chiara intorno al cratere Kepler

5. Regione del cratere Gassendi

6. Regione del cratere Plinio

7. Mare Vaporum

8. Regione del cratere Lubiniezky

9. Sinus Medii

10. Debole ombreggiatura nei pressi di Sacrobosco

11. Palus Putredinis

12. Monti Riphaeus

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